“Kanji” è la parola usata in giapponese per identificare quei segni scritti che si dice siano stati inventati in Cina alcuni millenni fa, sebbene nessuno sappia con esattezza né come né quando. I “kanji” hanno una natura pittografica in quanto derivano da disegni.

Durante un lungo periodo di tempo la forma di quei disegni cambiò fino a perdere quasi totalmente la loro natura iconografica originaria, ma tuttavia rappresentano ancora intere parole o parti di esse. I “kanji” furono adottati anche in Giappone circa 1,900 anni fa. Ne esistono alcune migliaia: i dizionari più completi ne contano circa 50,000 anche se molti di questi non hanno un largo utilizzo. Il governo ha stilato una lista di “kanji” di alta disponibilità, ovvero quelli più usati quotidianamente. I bambini delle scuole elementari dovrebbero conoscerne circa 1,006 al concludersi del sesto anno scolastico. Gli studenti delle medie iniziano a elaborare frasi complesse con questi 1,006 “kanji” e ne imparano a leggere altri 939.

In aggiunta ai “kanji”, che hanno un significato autonomo e vengono usati per significare parole o parti di parole, il giapponese dispone anche di due sistemi alfabetici usati per trascrivere i suoni: gli “hiragana”, segni dalla forma arrotondata, e i “katakana” segni invece più spigolosi. Furono ideati durante il periodo Heian (794-1185) facendoli derivare da alcuni “kanji” che venivano impiegati per rappresentare alcuni suoni in giapponese.

Ognuno di questi alfabeti conta 46 segni: vengono chiamati anche sillabari dal momento che i segni valgono anche come sillabe (formate di solito dall’unione di una consonante e di una vocale, come per “ka”). Aiutandosi con dei simboli speciali per rappresentare suoni come le affricate e le plosive, questi 46 segni bastano da soli a esprimere tutti i suoni esistenti nel giapponese.

Gli “hiragana” vengono usati assieme ai “kanji” per scrivere le normali parole presenti nel giapponese. I “katakana” invece vengono usati come trascrizione fonetica dei prestiti da altre lingue, che siano essi nomi comuni, nomi propri di persona o di luoghi, o ancora per rappresentare versi di animali e rumori ambientali.

 


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